Quello che c’è da sapere sulla Fast Fashion

Fast Fashion e inquinamento

L’industria del tessile o della moda risulta la seconda più inquinante al mondo, successiva solo a quella del petrolio, sia per impatto ambientale che per consumo idrico.

Le cause di questo problema si possono attribuire alla fast fashion, ovvero la produzione ultra veloce di abbigliamento, in cui la qualità non viene presa in considerazione per abbassarne i costi, e che si concentra solo sulla quantità.

Fast Fashion: un modello insostenibile

In tempi passati la moda proponeva due collezioni all’anno, quella primavera-estate e quella autunno-inverno. Con la fast fashion invece si è arrivati a produrre fino a ben 52 confezioni l’anno!

In questa maniera si spinge l’acquirente a desiderare incessantemente nuovi vestiti, da sostituire a quelli che, acquistati a basso, costo hanno anche una durata nettamente inferiore. Si potrebbe dire che anche il vestiario come la tecnologia è programmato per distruggersi: obsolescenza programmata.

Smaltimento dello scarto tessile: tonnellate di rifiuti

Ed ecco uno dei principali problemi legati al mondo della fast fashion: lo smaltimento degli scarti tessili. Quando un vestito si è rovinato (molte volte dopo pochi lavaggi in lavatrice) e quindi non può più essere indossato viene conferito in appositi bidoni per la raccolta differenziata del tessile. In Italia si sono calcolati nel 2019 143.260 tonnellate di rifiuto tessile conferite, pari circa a 2,42 kg per abitante. Di questi vestiti, una piccola parte viene recuperata per essere donata ad associazioni e donate a persone meno abbienti che ne hanno necessità, e un’altra parte finisce nel mercato dei vestiti seconda mano. La maggior parte di questi rifiuti però risultato molto rovinati e quindi non idonei a essere rimessi in circolo, per cui vengono spediti in zone più povere del mondo, dove, dopo un’altra piccola cernita e selezione destinata al recupero, vengono buttati in discarica. Qui marciscono, contaminando i terreni di molte delle sostanze tossiche di cui sono composti, o vengono addirittura bruciati, rilasciando nell’aria ftalati, C02 e altre sostanze tossiche e seriamente dannose per l’ambiente.

Un serio problema per l’ecosistema e l’essere umano

Ma la fast fashion è un problema anche per noi consumatori perché non guadagniamo a comperare vestiti così: noi siamo convinti di fare buoni affari e spendere poco, invece comperiamo male e comperiamo sempre di più e sempre peggio; di conseguenza spendiamo soldi che potrebbero essere investiti in capi migliori invece che in questi capi che durano poco.

La fast fashion è problematica in tutte le fasi della sua filiera

Ad esempio vengono utilizzati enormi quantità di pesticidi soprattutto nella produzione di una fibra che tutti indossiamo come il cotone.

In India 5,8 milioni di persone lavorano nel settore della coltivazione del cotone e molte di queste si ammalano gravemente e muoiono a causa dei pesticidi utilizzati che causano malattie respiratorie e tumori.

Tessuti e microplastiche

Si ha anche un problema di microplastiche: i vestiti che acquistiamo nelle catene della fast fashion sono tutti derivati dal petrolio: acrilico, nylon, poliestere. Quando laviamo in lavatrice i tessuti composti da questi materiali sintetici vengono rilasciate delle micro particelle plastiche; poiché le nostre lavatrici non hanno un sistema di filtraggio tale da trattenere queste particelle, questi piccolissimi pezzettini finiscono nelle acque reflue e nel mare, con la conseguenza di essere ingerite dai pesci per poi rientrare nella catena alimentare.

L’impatto ambientale: inquinamento dell’acqua e CO2

Relativamente all’acqua, l’industria veloce della moda ha un forte impatto anche inquinamento idrico. Infatti molte delle tinture utilizzate per produrre i nostri vestiti sono altamente tossiche e inquinanti. Quando vengono rilasciate nell’ambiente senza adeguati filtraggi, inquinano i corsi d’acqua e rendono anche completamente sterili i terreni che sono utilizzati dalle popolazioni locali per coltivare, rendendoli quindi incoltivabili.

Non meno importante, l’industria della moda è responsabile circa dell’8% delle emissioni di CO2.

Sfruttamento dei lavoratori: l'impatto sociale della moda

Infine, c’è l’aspetto umano. L’industria ormai delocalizzata che si occupa della produzione di questi prodotti, non permette di rispettare norme e sicurezza sul lavoro come quelli vigenti per esempio in Europa. Per cui gli operai lavorano in condizioni pessime, pericolose per tante ore al giorno tra agenti chimici dannosi, senza diritti e per salari veramente miseri.

Quali sono le alternative alla moda a basso costo?

La moda sostenibile o responsabile è il settore della moda che si contrappone a tutto quello descritto finora, in cui si è più attenti alle caratteristiche dei tessuti come qualità e durata, e si pone attenzione sulla manifattura e sugli operai.

È un atteggiamento differente rispetto al consumo, che spinge più a riflettere e a essere consapevoli di quello che stiamo acquistando.

Prima di precipitarci in un acquisto, ragioniamo e interroghiamoci sull’origine dei vestiti, cerchiamo di leggere le etichette, piuttosto che prendere solo in considerazione prezzi e modelli.

Noi tutti abbiamo un potere molto forte: possiamo farci e porre domande, possiamo fare delle scelte responsabili.

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