Cotone biologico o organico: di che si tratta e le sue caratteristiche

Il cotone organico, conosciuto anche come cotone biologico, si riferisce a quella tipologia di cotone che viene coltivato rispettando gli standard dell’agricoltura biologica.

Il cotone è da sempre considerata una fibra naturale ed è tra i tessuti più diffusi e utilizzati per produrre svariati prodotti, passando dall’abbigliamento all’arredamento. Questo però è un mito da sfatare, in quanto il cotone convenzionale, seppur prodotto da piante, ha ben poco di naturale. La sua produzione risulta ben poco sostenibile e molto impattante per l’ambiente: vengono impiegate più di 1000 sostanze tossiche dannose sia per l’ambiente e per la salute umana nella coltivazione che nei vari passaggi di produzione, come filatura, tessitura e tintura.

Come si ottiene il cotone biologico?

Il cotone biologico si ottiene da una coltivazione in cui non vengono utilizzati semi geneticamente modificati (OGM), viene praticata la rotazione della coltura, ovvero vengono piantate differenti tipologie di piante negli stessi terreni per permettere la continua rigenerazione di questi ultimi, ottenendo un suolo ‘in salute’ ricco di nutrienti. Ecco perché per la coltura del cotone ecologico non è necessario l’impiego di concimi chimici, fertilizzanti e pesticidi; inoltre, sempre grazie a questa caratteristica, le piante non necessiteranno di grandi quantitativi d’acqua: tra le due coltivazioni si stima un risparmio di acqua di ben 1900 litri. Altra peculiarità del cotone biologico è il rispetto dei lavoratori e degli agricoltori: è assolutamente vietato lo sfruttamento della manodopera. Vengono infine utilizzati coloranti naturali per il tessuto finale, innocui per la pelle e per le acque reflue delle lavatrici.

Cosa si intende con cotone organico?

Per ottenere la definizione di “biologico”, il cotone deve rispettare una serie di norme stringenti, certificate da diversi enti esterni. Tra le certificazioni più rilevanti e importanti a livello mondiale sono Organic Content Standard (OCS), OCS 100 e la Global Organic Textile Standard GOTS.

Queste certificazioni ne garantiscono l’assenza di uso di pesticidi e di fertilizzanti chimici tossici, quindi gli standard di agricoltura biologica come abbiamo appena visto e il rispetto di tutti coloro che vengono impiegati per la sua produzione.

Cosa cambia tra cotone convenzionale e cotone organico?

La coltivazione del cotone convenzionale è invece di tipo intensivo, prevede l’utilizzo di semi modificati geneticamente, per cui le piante hanno necessità di concimi, fertilizzanti chimici e pesticidi, che inquinano le falde acquifere e impoveriscono i terreni; richiede un gran quantitativo di acqua per irrigazione e, molto spesso, è risultato di sfruttamento di manodopera: molte coltivazioni a cui fanno capo multinazionali sono situate in Paesi del Terzo Mondo che sottopagano i lavoratori, non ne garantiscono standard di sicurezza, impiegando talvolta anche minori.

Il tessuto di cotone ottenuto da questa tipologia di coltura tradizionale può essere causa di allergie alle pelle dovute sia alla concentrazione di residui di pesticidi derivati dalla coltivazione, che dall’utilizzo di coloranti chimici: sostanze sintetiche, resine, metalli pesanti e solventi tossici, che persistono nel tessuto anche a seguito del lavaggio venendo in parte assorbite dal corpo umano e in parte rilasciate nelle acque di scarico dalle nostre lavatrici.

In sintesi possiamo elencare le differenze tra le due tipologie con il seguente elenco:

Cotone Biologico

  • No all’utilizzo di OGM
  • La terra coltivata resta sana grazie all’irrorazione di materie organiche
  • Il terreno resta vivo grazie, non viene sfruttato e abbandonato, ma entra nel regime di rotazione
  • Richiede un minore uso di acqua, per produrre un t-shirt ne possono servire circa 243 litri
  • La defogliazione avviene in maniera naturale come conseguenza degli agenti atmosferici
  • Le tinture e i coloranti impiegati sono a basso impatto ambientale
  • Ne viene garantito un lavoro equo in tutte le fasi di produzione

Cotone Convenzionale

  • È trattato con pesticidi, fungicidi e insetticidi, spesso OGM
  • Il terreno risulta inquinato a causa dei fertilizzanti sintetici
  • La coltivazione intensiva porta all’impoverimento e a seguito all’abbandono della terra
  • Richiede una grande risorsa idrica, per una t-shirt possono essere necessari fino a 2700 litri di acqua
  • La defogliazione viene indotta con sostanze chimiche sintetiche
  • Le tinture e coloranti impiegato hanno con alta percentuale di metalli pesanti e zolfo
  • È frutto di sfruttamento di manodopera a basso costo
cotone tradizionale vs cotone biologico

Il cotone biologico risulta quindi una valida alternativa al cotone tradizionale, più ecologico e sostenibile, riducendo l'impatto ambientale e promuovendo la salute del suolo e degli agricoltori che lo coltivano.

Il tessuto organico è di miglior qualità, più morbido e traspirante rispetto a quelli in cotone standard, e risulta anche anallergico.

All’oggi meno dell’1% del cotone coltivato è di tipo biologico, risultando anche più costoso di quello standard per via del minor quantitativo che ne viene prodotto e delle certificazioni che ne attestano i metodi di coltivazione e produzione.

Una sempre maggiore sensibilizzazione degli acquirenti sta portando però ad una maggiore richiesta e produzione del cotone biologico, per cui sempre più brand di moda stanno puntando a questo tipo di tessuto.

Come ci piace sempre concludere nelle nostre riflessioni, sono le nostre scelte a poter fare la differenza: più siamo informati e consapevoli, più potremo fare scelte responsabili e fare acquisti sostenibili sia per la nostra salute che per quella dell’ambiente.

Fonte: L'impatto della produzione e dei rifiuti tessili sull'ambiente 

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