Cbd e Covid-19

CBD_Covid

Con la pandemia da Covid-19 ancora in corso, è essenziale prendere in considerazione ogni possibile opportunità terapeutica: sono infatti numerosi gli studi condotti e la ricerca è aperta verso differenti metodi di cura e di trattamento della malattia.

Di recente, diversi studi hanno mostrato che il CBD, il cannabidiolo tra i principali componenti non psicoattivi della Cannabis Sativa L., potrebbe risultare efficace nel ridurre lo stato infiammatorio causato dalla Covid-19 e i relativi danni respiratori.

La malattia generata dal Sars-Cov-2 danneggia in primo luogo i polmoni, provocando complicazioni respiratorie che possono sfociare in polmoniti; nei casi più gravi si assiste alla cosiddetta “sindrome da tempesta di citochine” ovvero uno shock infettivo dovuto ad una iper-attivazione del sistema immunitario, in cui si ha un eccessivo rilascio di mediatori dell’infiammazione, che attaccano anche le cellule polmonari sane e quelle di altri organi, causando un cedimento generale dell’organismo. Inoltre, la presenza di patologie pregresse aggrava ulteriormente l’infezione.

In uno studio del 2020 guidato dal Professor Babak Baban dell’Università della Georgia (USA) pubblicato sul Journal of Cellular and Molecular Medicine, si evince che il CBD sembrerebbe efficace nel contrastare i sintomi indotti dal Sars-Cov-2, soprattutto rispetto all’esagerata risposta immunitaria e i problemi respiratori dall’ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto), attraverso l’interazione con una molecola endogena chiamata apelina. L’apelina è importante nella regolazione del sistema immunitario, del sistema nervoso centrale, del sistema metabolico e cardiovascolare.

Il CBD sembra essere in grado di interagire con l’apelina, riducendo lo stato infiammatorio acuto e quindi il danno polmonare nell’infezione da Covid-19, regolando i livelli di apelina, sia nel sangue che nel tessuto polmonare.

In un altro studio condotto da un gruppo di ricercatori canadesi dell'Università di Lethbridge ad Alberta, pubblicato sulla rivista Preprints, con la collaborazione degli esperti delle società Pathway Rx e Swysh Inc, sono stati analizzati circa 400 diversi ceppi di cannabis e identificato una dozzina che sembrano promettenti nel prevenire l'infezione da Sars-CoV-2.

"Secondo i nostri risultati, alcuni campioni hanno ridotto il numero dei recettori ACE-2 (il recettore responsabile dell'ingresso del virus nell'organismo) del 73%, riducendo di molto la possibilità di contrarre il virus", spiega Igor Kovalchuk, CEO di Pathway Rx, specificando che saranno però necessari ulteriori studi sull'argomento prima dell’utilizzo di terapie a base di Cannabis.

Un altro interessante studio sull’argomento è stato condotto presso il Beilinson Hospital di Petah Tikva, in Israele, rivelando ancora una volta che il CBD "ha un impatto positivo su una serie di marker infiammatori che si presentano con i pazienti affetti da Covid-19".

Lo studio ha dimostrato che il CBD sia in grado di ridurre il turbolento processo infiammatorio, che può spesso portare alla morte dei pazienti Covid-19.

Degli 11 pazienti nello studio, otto sono stati dimessi dall'ospedale entro 7-30 giorni, sebbene gli altri tre partecipanti siano morti per complicazioni da Covid-19. 

Il dottor Moshe Yeshurun, il capo dell'unità trapianti di midollo osseo presso la struttura, insieme alla dottoressa Ilia Kagan, il capo dell'unità di terapia intensiva respiratoria, hanno ribadito che il piccolo numero di partecipanti impedisca loro di "trarre conclusioni definitive sull'effetto del CBD sul decorso della malattia". 

Sono importanti dunque ulteriori ricerche per approfondire l'argomento, includendo un maggior numero di pazienti e un gruppo di controllo al fine di valutare meglio i risultati dei pazienti.

 

 

Fonti

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jcmm.15883

In Search of Preventative Strategies: Novel Anti-Inflammatory

Canningma.com